Fuori Collana

FUORI COLLANA
Leo Paolazzi / Antonio Porta
Poesie in forma di cosa (opere 1959-1964) a cura di R. Liedl P. con un testo di M. Bertoni

978-88-905434-2-5
48 pagine – 18 €uro – ISBN 978-88-905434-2-5
300 copie numerate. Fuori catalogo

Una parola vuol dire la cosa,
e il modo di vivere
radendo i ciuffi e le foreste intense
[…]
1958 (inedita)

Le opere di Leo Paolazzi (che non aveva ancora deciso di chiamarsi Antonio Porta) riprodotte in questo libro sono sconosciute: soltanto alcune “cronache” del 63-64 erano state pubblicate per merito di Vincenzo Accame che le aveva commentate nel 1999 sulla rivista «Avanguardia». «Queste poesie sono nate come collage. Sollecitando, cioè, l’informazione quotidiana nel senso giusto, nella direzione del grande caos e dell’enigma, dell’ambiguità del presente e del significato degli atti di cui ci giunge notizia attraverso la stampa. Di fatto ho ritagliato dal linguaggio dei quotidiani ciò che era veramente significativo, ciò che era implicito e vergognoso; o anche, nel gran mare dell’informazione, ho cercato di sorprendere gli accostamenti necessari, i nessi tenuti nascosti e le analogie sostanziali. Di qui i veri e propri collages, sui quali ho ripetuto, seppure in diverse proporzioni, l’operazione della scelta e della sorpresa. ricavando le poesie dell’Enigma naturale. Si tratta, in certo modo, di nuovi epigrammi, intendendo, naturalmente, con questa definizione, quel genere di poesia che interviene più direttamente nel confronto con la realtà, con una più violenta carica di ironia e grottesca deformazione. Deformazione dell’informazione, appunto, necessaria per arrivare a quella autentica: l’epigramma ha sempre assolto a questo compito, ed ora, con rinnovata violenza, attacca frontalmente l’immagine della società». (A. Porta in «Malebolge», Anno 1, numero 1, Milano, 1964, pag. 61). Quando insieme a Niva Lorenzini ho cercato i primi documenti poetici per la pubblicazione presso Garzanti nel 2009 di Tutte le poesie che lei ha curato con una intensa e documentata introduzione le ho mostrato anche i collage del 1959 che Antonio ha conservato in una valigetta di pelle come un bene prezioso, come quando si conservano ricordi speciali. Da allora li ho sentiti premere per uscire dal chiuso ed essere conosciuti e visti. […] Io sono la semplice testimone di quanto fosse profonda, per Antonio, la necessità fisica di attraversare molti linguaggi, anche visivi, per nutrirsi e vivere, quasi fossero per lui ossigeno o cibo che trasformava nel suo “fare poesia”. E oggi io sono sorpresa e senza parole. Spero nella vostra curiosità, e so che scoprirete come un libro ‘senza parole’ possa indicare il senso del lavoro che dal prelinguistico ha reso visibile nella scrittura la nascita della poesia di Antonio Porta. (Rosemary Liedl P.)

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