LA SELCE E IL LOTO

LA SELCE E IL LOTO
COLLANA DI TRADUZIONE

AA. VV.
POETI E AFORISTI IN FINLANDIA
a cura di F. Caramagna e G. Gavioli
traduzioni di L. Casati e A. Parente e una nota di P. Loikala

978-88-905434-3-2-PER-SITO
240 pagine – 14 €uro – isbn 978-88-905434-3-2. Quarta edizione
La Selce e il Loto – 5. Progetto grafico di G. Franceschi. In copertina: Light blue tree, 2012


Il progetto editoriale ha ottenuto il Patrocinio dell’Ambasciata di Finlandia.

L’antologia Poeti e aforisti in Finlandia, ormai alla sua terza edizione, presenta la traduzione italiana di liriche e aforismi finlandesi moderni, raccogliendo la produzione di 14 autori (tra cui Paronen, Envall, Feiring), con un’ampia selezione di contributi femminili (come Manner, Rekola e Anhava). Con il testo originale.

Il libro è stato presentato nell’ambito del festival “Caffè Helsinki”, organizzato dalle edizioni Iperborea alla presenza dell’Ambasciatore Petri Tuomi-Nikula. È stato ospitato alla Fiera internazionale del libro di Francoforte e adottato da alcune scuole di Jyväskylä. Al libro è stata dedicata la trasmissione Qui comincia… di Radio 3 Rai e due recensioni nazionali: nell’inserto domenicale del «Sole 24 ore» e in ‘Alias’ del «Manifesto».

«Questo volume, vera novità nel panorama editoriale nazionale, propone l’idea di una cultura e di una lingua molto diverse da quelle del resto dell’Europa che riflettono l’anima di un popolo vissuto da sempre a stretto contatto con la natura e i suoi fenomeni. Il mistero delle sue origini e la musicalità della sua lingua, tramandata oralmente per generazioni, ci comunica sensazioni come quelle provate dai primi viaggiatori giunti all’Ultima Thule, dove il cielo e la terra si toccano». P. Loikala

ASCOLTA la Trasmissione Qui comincia di Radio 3 RAI su Poeti e Aforisti in Finlandia


 

Irving Stettner
HURRAH!

978-88-905434-6-3
174 pagine – 12 €uro – 13 x 18 cm – ISBN 978-88-905434-6-3
La selce e il loto – 4. traduzione di E. Sughi e cura di D. Argnani.
Contiene 10 sketches dell’autore
Progetto grafico di G. Franceschi e G. Gavioli. In copertina Hurrah!, Ideogrammi di PFR 2011

La poesia di Stettner è il racconto di una vita di scelte e confronti, di amore e gioia, di rabbia e ribellione. Nei suoi versi c’è il senso lirico e solare della forma e dei contenuti, la rabbia contro le ingiustizie e contro la guerra, la gioia di abbracciare il mondo con tutte le sue contraddizioni. La sua rivolta è stare sulla strada, ‘on the road’ con le ‘suole di vento’ come Rimbaud, ma senza smentire né confondersi con la beat generation di Jack Kerouac o Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs o Lawrence Ferlinghetti. Irving Stettner va per conto proprio, inseguendo il sogno di realizzarsi in un mondo diverso, con regole nuove e universali. […] Una poesia profondamente appassionata e fervidamente tesa che pone l’autore in quella schiera di poeti out, cioè diversi, che in America vivono nei sobborghi delle grandi metropoli e la cui poetica può essere considerata di tipo irregolare-anarcopacifista-contestataria-libertaria. (D. Argnani)

Discendente di immigrati tedeschi, Irving Stettner è nato a Brooklyn il 7 novembe 1922. Ha svolto diversi lavori prima di dedicarsi esclusivamente all’attività di pittore e scrittore. Come acquerellista ha tenuto molte mostre in America, in Francia e in Giappone, sua seconda patria. È stato editore di «Stroker», una rivista quasi artigianale di ‘prosa, poesia e arte’. Decisivo è stato il suo incontro, prima letterario poi anche personale, con Henry Miller che divenne suo amico e collaboratore della rivista. Con lui ha avuto negli anni un’importante corrispondenza. Stettner è scomparso nel 2004.


Peter Russell
THIS IS NOT MY HOUR (‘Sonetti’ a cura di R. Bisso)

978-88-902114-6-1
122 pagine – 12 €uro – 13×18 cm – ISBN 978-88-902114-6-1. In esaurimento
La selce e il loto – 3. Progetto grafico di G. Franceschi e L. Salvatore

«Nell’estate del 2000 Peter Russell mi inviò, ‘con preghiera di traduzione’, una raccolta dattiloscritta di poesie […]. La ‘preghiera’ in realtà sottintendeva l’urgenza di una traduzione rapida perché Peter intendeva pubblicare quanto prima la raccolta. Ma io non riuscivo assolutamente a conciliare la rapidità richiesta con la cura necessaria al lavoro […] Dopo la morte di Peter, la responsabilità per il dono e la sfida che avevo lasciati in sospeso mi ha spinto a proporre al Foglio Clandestino una scelta dei ‘Sonetti’ […]. (R. Bisso)

1

A volte penso che tutto sia perduto, che questa fatica
sia solo uno spreco di tempo.
I ricchi e famosi la fanno franca col crimine; — io
ho speso tutto il mio per la poesia, a un costo
che la gente considera folle. Alcuni,
ben che vada, si figurano le pretese del Sublime,
più raro ancora è chi ravvisi in una rima
l’Estasi diagnosticata da Longino.
Gli ininterrotti talk-show del Parlamento
cambiano l’ardua cultura in spettacolo,
dettano legge pubblicità e profitto,
tutto è speso in distrazioni e lotterie, —
«Son sano!», sbotto, «e tutto il mondo è pazzo!», —
Eli era cieco, e Samuele udì il richiamo.

23

Sono poesia e non la faccio, e per sempre. E i
giorni passano, mescolati nel vetro magico, il futuro
e il passato: la storia fusa insieme all’avvenire, al
non ancora visto. E suggerisce l’immaginazione,
fedele e ferma: come le stelle. Il resto è confusione,
e così vive la massa — ‘Molto rumore’, e cose basse,
e basta.

Non m’interessano finzioni e fantasie. Ragione
sempre pronta, io sogno le immagini della mente
Universale, scortato dall’intransigente Dea che non
concede sogni vani autoindulgenze. Inconfinabile è
Immaginazione.

Il poeta inglese Peter Russell nasce a Bristol il 16 settembre 1921 e muore a San Giovanni Valdarno il 22 gennaio 2003. Ultimo dei grandi lirici moderni, erede della tradizione simbolista e modernista che ha avuto in Yeats, Eliot e Pound i massimi esponenti, fu inserito fra i candidati al Nobel. Assai ricche le vicende umane e letterarie. In una continua compenetrazione tra vita vissuta, momento creativo e produzione letteraria, Russell ha vissuto, prima a Berlino, intervallando poi il successivo periodo italiano con lunghi soggiorni all’estero, in Canada, negli Stati Uniti e quindi in Iran. L’Italia è stata il suo paese prediletto e dopo il prolungato soggiorno veneziano, dal 1983 è vissuto a Pian di Scò (AR) e nel mulino de ‘La Turbina’ trasformato in una casa-biblioteca arredata soltanto con pochi mobili e con diecimila volumi, oltre a un prezioso archivio personale. Nella casa di riposo di Castelfranco di Sopra, dove era stato costretto a trasferirsi nel 2001, è sopravvissuto in uno stato di quasi totale cecità, mantenendo col mondo soltanto sporadici contatti epistolari, ma continuando tenacemente la sua ricerca poetica. Anche negli scritti di quest’ultimo periodo aveva conservato un’acuta percezione della purezza della natura, nella sua opera spesso contrapposta ai disastri della civiltà moderna. Le sofferenze fisiche hanno preso il sopravvento quando si sono unite alla mancanza di stimoli.

Peter Russell dal 2003 è redattore onorario de Il Foglio Clandestino e ha fatto parte della redazione del nostro Aperiodico Ad Apparizione Aleatoria dal 1994 all’anno della sua morte.

 


Tristan Corbière
GLI AMORI GIALLI (Tomo I) a cura di L. Salvatore 

978-88-902114-3-0
314 pagine – 15 €uro – 12 x 17 cm – ISBN 978-88-902114-3-0 – (300 copie numerate). Fuori catalogo
La selce e il loto – 2. Progetto grafico di G. Gilberto. Copertina di B. Favaro e G. Franceschi

Con un lavoro meditato e assai curato Luca Salvatore ci regala la traduzione di quest’opera ironica e graffiante (tomo I), condotta sul testo originale del 1873.  Tristan Corbière, poeta dalla scrittura decisa, che sa affondare con ironia e determinazione la sua parola nei punti nevralgici della propria esistenza, pubblica nel 1873, a spese del padre, la sua unica raccolta di poesie, “Les Amours jaunes”, che passa inosservata. Tristan è una scoperta postuma di Verlaine, che gli consacra un capitolo del suo saggio “Les Poètes maudits” (1883).

Tristan Corbière (Morlaix 1845- Morlaix1875), come Verlaine ebbe a dire: « fu Bretone, uomo di mare, […]; marinaio senza averne la spocchia e soprattutto la sete insaziabile, ma votato furiosamente al mare che solcava solo quand’era in tempesta […] Incurante del Successo e della Gloria al punto da avere l’aria di sfidare quei due imbecilli, senza mostrargli un briciolo di pietà! Passiamo sopra l’uomo, che fu grandissimo, e parliamo del Poeta. Come rimatore e come prosodista non ha nulla d’impeccabile, cioè a dire di disgustoso. […] Gli impeccabili, quelli sono… un po’ di tutto. Legno, legno e nient’altro che legno. Corbière era fatto di carne ed ossa, semplicemente».


Petr Halmay
L’IMPRONTA DEL TEMPO  (traduzione di A. Parente)

978-88-902114-2-3
112 pagine – 8 €uro – 12 x 17 cm. – ISBN 978-88-902114-2-3
La selce e il loto – 1. Progetto grafico di G. Gavioli. Copertina di B. Favaro.

Grazie alla passione e alla competenza di Antonio Parente abbiamo la possibilità di leggere e apprezzare questo poeta, conosciuto dal pubblico solo nel 1991 con la prima sua pubblicazione in patria dove anche a Petr Halmay, come ad altri autori di talento, era imposto il silenzio. Una poesia che ci conduce ‘ai margini del mondo’. Come nota Pavel Hruška: «Le considerazioni sulle possibilità e le limitazioni del gesto letterario/creativo fanno parte dei temi centrali che caratterizzano fino a questo momento la produzione del poeta. Ma pur se egli guarda al processo di creazione poetica, tra l’altro, come ad una sorta di autoanestetico, qualcosa di ridicola illusorietà, non possiamo però considerarla come una facile scusa o uno sforzo metatestuale di “coprirsi le spalle” davanti a potenziali critici o interpreti. L’ethos di questa poesia è determinato anche dalla tensione tra l’essere conscio della relativa inutilità e stoltezza della creazione poetica e la coscienza di una certa impossibilità a non compiere proprio un tale gesto sciocco”.

Petr Halmay, poeta e prosatore, nasce a Praga nel 1958. Dopo la maturità (1977) svolge varie professioni, soprattutto manuali. Dopo la “rivoluzione di velluto” del 1989 per breve tempo intraprende la carriera di giornalista. Dal 1998 lavora al teatro nazionale di Praga come attrezzista-falegname. La sua ultima raccolta, Koncová světla (Luci di coda, 2005), comprende poesie scritte tra il 1998 e il 2004. Petr Halmay vive a Praga.

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